La piccola agenda della gravidanza

INTERVISTA - Le domande alle future mamme

L’ansia è un sentimento di preoccupazione che normalmente investe la vita di tutti i giorni, ma nel corso della gravidanza diventa più costante e mirato a specifiche problematiche. La donna cambia forma, peso e con ciò il rapporto con il proprio corpo e con l’ambiente circostante.

La pancia è l’elemento distintivo del proprio essere gravide e per questo su di essa si infrangono orgoglio e paure. Ma non c’è solo l’ansia per se stesse, c’è anche quella per il figlio che dovrà nascere e le preoccupazioni legate al rapporto con il proprio compagno.

Elemento caratteristico della gravidanza è la regressione, ossia quel processo che si manifesta con l’instaurarsi di stati d’animo e comportamenti caratteristici dell’infanzia, come la necessità di essere accudita e coccolata, le famose voglie, una certa fragilità legata anche a sbalzi d’umore, un riavvicinarsi alla propria madre o al contrario il riemergere di conflitti persecutori di tipo pre-edipico. Tale regressione è funzionale al ruolo che la donna sta per assumere, poiché la rende in grado di comprendere i bisogni del bambino identificandosi con esso.

Sono incinta, ora dovrò rinunciare alla mia vita e dedicarmi solo al bambino? Come conciliare lavoro, soddisfazione personale e maternità?

La cosa fondamentale è la consapevolezza. Non si può pensare di diventare madri e allo stesso tempo che la propria vita non cambi affatto. Ci sono donne che rinunciano consapevolmente al loro lavoro e in quei casi la soddisfazione personale coincide con la maternità. Non è sempre una paura. Poi riuscire a conciliare il lavoro con la maternità ha a che fare con le capacità personali e le strategie che una persona mette in campo. Chiaramente lo spazio che prende un bambino è tanto e quindi bisognerà ridimensionare le proprie aspettative. Qualche passo indietro, almeno momentaneo, bisogna farlo, ma seguire il proprio figlio nel primo anno è fondamentale per una mamma ed è forte la rinuncia di chi deve tornare a lavoro. Bisogna trovare un compromesso tra quelli che sono i bisogni personali (soldi, realizzazione professionale) e l’idea che si ha di come vivere la propria maternità.

Il mio corpo cambierà, diventerò grassa e se non dovessi più piacere al mio compagno?

La trasformazione in questo periodo storico non è ben vista quando significa diventare grassa. In realtà diventare madre non significa ingrassare. Bisogna capire la funzionalità di questo cambiamento, cioè che serve a procreare. Un buon modo per affrontare la situazione è condividere le paure con il proprio compagno, perché spesso si tratta di ansie dovute allo sconvolgimento ormonale. E poi non bisogna dimenticare che molti uomini trovano attraente e sexy la propria compagna incinta. Prendere peso è inevitabile, ma poi si può tornare indietro. Questo aspetto è vissuto spesso male soprattutto per la fragilità della donna durante la gravidanza. L’importante per la futura mamma è non perdere il contatto con il proprio corpo, ma di seguire passo passo i cambiamenti. Per aiutare questo processo esistono la ginnastica e i massaggi per le donne incinte.

Il desiderio sessuale calerà? Come far sì che il rapporto di coppia resti stimolante?

In realtà per molte donne il desiderio sessuale aumenta verso il terzo-quarto mese. Un ruolo importante nella sfera sessuale spetta all’uomo che deve cercare di mettere al centro la propria compagna con coccole, regali, accortezze, sorprese. Questo perché può accadere che la donna si senta un po’ goffa e brutta e allora sta al compagno accoglierla e farla sentire bene.

Quali sono i comportamenti da seguire perché il bambino si sviluppi in modo sereno?

La serenità della madre è la serenità del bambino. Per cui la cosa più importante è che la donna sia tranquilla. Dopo la nascita invece è bene che la madre impari ad ascoltare i bisogni del neonato. Ci sono donne che si affannano per dare al bambino in fretta tutto ciò di cui pensano abbia bisogno e quindi appena ne sentono il pianto gli danno da mangiare, lo cullano, lo cambiano. Il consiglio invece è di aspettare un momento e cercare di capire di cosa il piccolo ha davvero bisogno in quel momento. E’ importante però che la mamma dia una risposta e non lo lasci piangere. Anche se non si tratta di quella giusta, perché il bambino sa che la mamma si è occupata di lui. Se non viene ascoltato sperimenta la solitudine.