La piccola agenda della gravidanza

Psicologia e tutto quello che vorresti sapere

Per una donna cercare di avere le idee chiare in un momento così importante della vita personale è indispensabile. E’ risaputo ormai che una gravidanza vissuta bene incide in maniera positiva sul neonato, che dorme di più, mangia meglio, è più calmo, ha minori problemi intestinali (coliche gassose), contrae minori infezioni e malattie.

In questo capitolo leggerai l’analisi della dottoressa Alessia Silla, che ti spiegherà cosa succede nella tua testa nel corso della gestazione e dopo il parto. La psicologa, inoltre, ha risposto alle domande più frequenti che si fanno le future mamme, soprattutto quelle molto giovani, e i papà di domani.

Partiamo con un consiglio: la gravidanza è un momento speciale della vita di una donna, nessuna è uguale all’altra e quindi, dato che si vivono molte emozioni tutte insieme e ricordarle tutte non sarebbe possibile, forse varrebbe la pena mettere nero su bianco quello che si prova giorno per giorno, in una sorta di diario, così da mantenere anche un saldo rapporto con se stesse.

Il primo trimestre

Durante il primo trimestre di gravidanza la donna sarebbe impegnata nell’accettazione della gravidanza stessa. Anche se è un fatto programmato e atteso inevitabilmente si innescano alcuni processi di ambivalenza connessi alla diade accettazione/rifiuto che si esprimono attraverso le manifestazioni somatiche tipiche dei primi mesi, quali le nausee, le intolleranze alimentari, le crisi di fame, diarree, riconducibili al meccanismo di espulsione e ritenzione simbolica del feto. Psicologicamente il passo da fare è l’accettazione del feto come parte del sé, in una sorta di fusione; questo processo avviene in automatico in ogni donna, nei rari casi in cui non dovesse avvenire può verificarsi un aborto, senza alcuna motivazione fisiologica.

Il secondo trimestre

Nel secondo trimestre i movimenti fetali permettono a livello psichico il differenziarsi della madre dal bambino. Diventando un essere a parte il bambino suscita maggiori timori nella madre che sperimenta un’ansia da deformazione, con maggiore intensità. In questi mesi il controllo emotivo è più difficile e le esigenze affettive della donna aumentano notevolmente. Il secondo trimestre può essere definito il trimestre della mezza luna che inizia a farsi strada nell’oscurità del cielo, così come nella donna la pancia comincia ad essere visibile a tutti. E’ un periodo più tranquillo del precedente: la donna recupera l’appetito, gode di armonia e benessere anche perché i fastidiosi sintomi del primo trimestre scompaiono.

Il terzo trimestre

L’ultimo trimestre è caratterizzato dalla paura del parto, che comporta un distacco faticoso sia dal punto di vista psichico che dal punto di vista fisico. Alla sensazione di perdita si uniscono la paura del parto in sé e del danneggiamento della propria integrità fisica, le paure sul bambino riguardo al fatto che possa morire ecc. Ad equilibrare questi vissuti negativi affiora il desiderio del figlio, del primo contatto fisico con un qualcosa che fino a quel momento la donna ha vissuto dentro di sé ma ancor più nella sua mente.

Il parto

Il parto è il culmine della gravidanza, è la prova evidente della propria capacità di dare la vita, ma ad esso è inevitabilmente associato il dolore. Il dolore è più intenso e lacerante durante la fase dilatatoria, dove la donna sperimenta un senso di impotenza e passività che non le permette di rispondere agli stimoli che le vengono dai muscoli pelvici; nella fase espulsiva invece il dolore si fa meno forte e lascia il posto a un senso di angoscia depressiva che è legata al timore di nuocere al bambino, la donna assume così un ruolo attivo.

Dopo il parto

Il periodo successivo al parto, comunemente denominato puerperio, solitamente vede la fine delle ansie e degli sbalzi di umore tipici della gravidanza. In alcuni casi però si verifica un proseguo di sensazioni negative nei giorni subito dopo il parto che possono generare da una lieve depressione, fino a una vera e propria psicosi puerperale. Quest’ultima sindrome è caratterizzata da forti sensi di colpa, impulsi aggressivi, fantasie proiettive sul neonato, stati confusionali ricchi di elementi onirici. La prognosi, dopo un decorso che varia da qualche giorno a pochi mesi, è di solito favorevole se non esistono precedenti episodi psicotici.

Entrando più nello specifico nella fase post parto, dopo il lungo periodo della dolce attesa e dopo lo stress del parto, la donna attraversa una fase difficile e complessa, in cui oltre alle necessità di recupero delle proprie energie psichiche, vanno ad aggiungersi quelle tensioni che spesso derivano dall’accudire e nutrire il proprio bambino. La donna sente che il parto ha interrotto quel particolare squilibrio fisico e psicologico che si era creato fra lei e il bambino durante al gravidanza. In alcuni casi, nei primi giorni dopo il parto, la mamma viene sopraffatta da una sorta di malinconia chiamata “depressione post - partum”, che si può presentare in tre momenti:
  • il primo in cui piange, si sente timorosa e preoccupata per l’assenza di sentimenti materni (protezione, affetto, etc.), questa fase può durare di solito pochi giorni;
  • il secondo momento, che può durare anche qualche mese, è costituito dal ritorno a casa e dagli inizi della vita a contatto col bambino. C’è l’incredibile stanchezza di chi non riesce a dormire per una notte di fila, la tensione dell’inserimento in famiglia di un nuovo componente, il mutamento di ruolo nei confronti del marito, le trasformazioni fisiche etc.;
  • il terzo momento, è quello nel quale si affronta l’adattamento a lungo termine alla maternità e può durare fino ad un anno e più.